
Tra sculture di legno, sorgenti nascoste e antiche leggende: una passeggiata formato famiglia tra la natura e l’arte dell’Alta Valdastico.

Ci sono luoghi dove la natura non si limita a fare da cornice, ma sembra voler raccontare delle storie. L’Alta Valdastico ne è piena, ma se c’è un angolo capace di unire in poco più di un’ora il fascino dell’arte, il mistero delle antiche leggende e il ritmo selvaggio dell’acqua, quello è senza dubbio l’Anello del Gorgo Santo.
Ci troviamo a Pedemonte, in provincia di Vicenza. Lasciata la macchina nel tranquillo parcheggio di Località Longhi, vicino all’ex municipio, bastano pochi passi per abbandonare il brusio quotidiano e immergersi in un’atmosfera sospesa.
Il ruggito dell’acqua e la leggenda del Drago
Il cammino comincia in modo dolce, affiancando per un breve tratto la pista ciclabile che segue il corso dell’Astico. Passata la fontana nei pressi del ponte di Scalzeri – il punto ideale per riempire le borracce – il sentiero comincia a prendere quota salendo nel bosco tra antichi muri a secco e gradini intagliati nella pietra.
È qui che si incontra la prima vera meraviglia della giornata: la sorgente del Gorgo Santo. Si tratta di una profonda cavità rocciosa legata a un fenomeno carsico affascinante. L’acqua che sgorga qui proviene dagli inghiottitoi del vicino Altopiano di Luserna. Se avete la fortuna di visitare questo luogo un giorno o due dopo una pioggia intensa sugli altopiani trentini, assisterete a uno spettacolo ruggente: la grotta si riempie ed espelle una colonna d’acqua impetuosa che si trasforma in cascata.
A custodire questo luogo magico c’è “L’Uovo di Drago”, una fantastica scultura in legno realizzata dall’artista Marco Martalar. L’opera si ispira a un’antica leggenda locale risalente al Settecento e documentata dall’abate Agostino Dal Pozzo, secondo la quale tra le rocce della valle si nascondeva un drago leggendario.
Attraversare il fiume e trovare “Il Nido”
Lasciatasi alle spalle la grotta del drago, la traccia spiana leggermente. Chi ha gamba e confidenza con i terreni ripidi può concedersi una rapida deviazione verso il Covolo de le Campane, uno scenografico anfratto roccioso che in tempi preistorici offriva riparo ai primi abitanti della zona.
Continuando sull’anello principale, ci si trova davanti a uno dei momenti più divertenti della camminata: il guado del Rio Torto. Il passaggio avviene camminando sopra grandi massi squadrati sapientemente posizionati nel letto del torrente. Qui occorre un minimo di attenzione e delle buone scarpe con suola scolpita, perché la roccia bagnata sa essere traditrice.
Una volta attraversato il torrente e risalita la forestale per un breve tratto verso nord, si arriva alla seconda opera di Land Art della giornata: “Il Nido”. Si tratta di un’imponente sfera intrecciata di cinque metri di diametro, costruita da Martalar utilizzando radici ed essenze lignee recuperate dai boschi colpiti dalla tempesta Vaia. Nel tardo pomeriggio, quando i raggi del sole filtrano tra le chiome degli alberi illuminando il legno intrecciato, l’atmosfera diventa davvero fiabesca.
Il fascino antico di Brancafora e il ritorno
Dopo essersi concessi una pausa per ammirare l’opera, il cammino prosegue salendo verso la storica frazione di Brancafora. Questo piccolo borgo ha una storia importante: nel Medioevo ospitava un celebre ospizio dedicato all’accoglienza di viandanti e pellegrini che attraversavano la valle. Vale la pena fare una sosta presso la Chiesa di Santa Maria Assunta, sovrastata da un caratteristico campanile con cupola a cipolla in chiaro stile tirolese.
Da Brancafora, una rilassante discesa che costeggia il cimitero e due antichi capitelli votivi riaccompagna verso il punto di partenza a Località Longhi, chiudendo un giro ad anello di circa 4,5 chilometri e 150 metri di dislivello positivo.
Qualche consiglio prima di partire Nonostante sia un itinerario breve (si completa tranquillamente in un’ora e mezza), l’Anello del Gorgo Santo ha il sapore del vero trekking. Per via dei gradini di pietra, del fondo a tratti irregolare e del guado sul torrente, è un percorso del tutto inadatto ai passeggini. Se viaggiate con bambini piccoli, la soluzione migliore è senza dubbio uno zaino porta-bimbo. Indossate sempre scarponcini da montagna per garantire una buona tenuta sul bagnato e, se vi piace, portate con voi i bastoncini da trekking per il guado.!






Rispondi